Le casette addossate alla conta
Sabato 07 Luglio 2007 09:54
paolo
Più ancora del vallo, le mura e le arcate interne attirarono l’attenzione dei cittadini, ovviamente i più indigenti, che già in epoca antica chiesero e ottennero di ricavare un’abitazione o una bottega dalle torri. E in effetti, molte di queste hanno preso il nome dai loro inquilini. Ma anche gli spazi fra le fornici sembravano fatti apposta per appoggiarvi una baracca, una casupola più o meno provvisoria. Al tempo della dominazione carrarese e nel primo periodo veneziano il divieto di costruire era fatto rispettare con rigore: un incendio sotto i piedi, magari in pieno assedio, era un rischio che non si poteva assolutamente correre, e poi gli uomini dovevano avere spazio libero per accorrere alla difesa delle mura ed eseguire tutte le manovre indispensabili.
Più tardi, però, le cose cambiano: le autorità venete accettano che i cittadini utilizzino gli spazi per godere degli affitti, salvo poi ritirare la concessione, invocando le superiori ragioni di sicurezza. Questo tira e molla finisce per creare infiniti conflitti che coinvolgono anche le autorità locali.
Nel 1589 "…stante che li casoni di paglia appoggiati alle stesse (mura) apportano molti danni per il fuoco et altre cattive conseguenze e vergogne, perciò siino levati".
Qui ci può essere spazio per un’osservazione di carattere generale, e cioè come le mura definiscano uno spazio che distingue o almeno si sforza di distinguere, lo sporco dal pulito, cosa che al di fuori delle mura è quasi inesistente: il concetto di igiene, in un certo senso, nasce proprio all’interno delle città murate, dove esistono spazi specifici per ammucchiare ed eventualmente eliminare le immondizie. Gli Statuti cittadini prescrivevano, ad esempio, che i lavori ad alto tasso di inquinamento, fossero effettuati nei pressi delle mura cittadine più lontane dal centro.
Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Dicembre 2008 23:01
Il castello di San Zeno
Sabato 07 Luglio 2007 09:54
paolo
Il Castello di San Zeno si trova nel Comune di Montagnana, all'ingresso della cinta muraria provenendo da Padova. Per chi percorre la strada statale n. 10 da Monselice verso Mantova, il Castello si presenta come una struttura articolata a protezione dell'accesso alla città murata.
All'anno 1242 si fa risalire la costruzione dell'attuale torre quadrata alzata da Ezzelino Da Romano nel luogo di un precedente baluardo messo a fuoco, ma come si è visto fin dall'anno 996 esisteva un castello fortificato con opere murarie e palizzate in legno di cui rimangono tracce delle fondazioni nel vallo; di questo c’è ne forniscono testimonianza anche i racconti di Giustinian.
Il Castello di San Zeno è costituito dall'androne di passaggio, da una grande costruzione con cortile interno e due torri angolari, dal corpo veneziano verso Sud e dall'imponente Mastio ezzeliniano. Si salda alle mura carraresi del trecento con due tratti di muro in cotto originariamente più bassi delle altre cortine. La costruzione verso Nord con le torri angolari è la più antica e presso le stesse si apre un passaggio con due porte un tempo munite di saracinesche.
La torre di Ezzelino (alta 38 metri circa) fu sopraelevata più volte e all'interno aveva sette piani corrispondenti ad altrettante riseghe murarie; era coperta da un tetto piramidale a quattro spioventi con torretta sommitale per vedetta e segnalazioni. I due ponti levatoi che collegavano il Castello ai ponti sul fossato erano del tipo a bilanciere contrappesato ed avevano i fulcri su travi sorrette da mensole di pietra. Le passerelle pedonali levatoie erano comandate con verricelli (una puleggia originale è ancora visibile).
Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Dicembre 2008 15:51
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La cinta muraria
Sabato 07 Luglio 2007 09:54
paolo
In primo luogo, parlare di mura è un po’ riduttivo, perché fa pensare al semplice muro di cinta: in realtà, almeno per quanto riguarda Montagnana, si tratta di un vero e proprio sistema difensivo, fatto anche di altri elementi tutti essenziali quali le torri, le porte, i barbacani, i fossati, ecc.
Come seconda informazione di ordine generale, dobbiamo dire che le mura medioevali, diversamente da quelle romane, non hanno una forma geometrica definita, ed anzi manifestano spesso una certa irregolarità, che si riflette spesso anche sul sistema viario. Montagnana non fa eccezione: non ci sono angoli retti, le dimensioni delle cortine sembrano totalmente casuali, non c’è un richiamo preciso ai punti cardinali.
Ciò è tanto più notevole, in quanto le asimmetrie delle città medioevali erano almeno giustificate dalla presenza di fiumi, rilievi oppure manufatti precedenti, elementi, questi, che a Montagnana mancano quasi del tutto: Montagnana-fortezza non nacque sfruttando un pendio, una cresta montuosa, l’argine di un fiume, ma fu voluta qui e così soprattutto per ragioni politiche e anche, ma solo in parte, economiche.
È comunque vera anche l’osservazione che un perimetro irregolare disorienta il nemico, impedendogli, se non ne ha già una conoscenza diretta e precisa, di dedurre dall’esterno la conformazione e le dimensioni della città.
Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Dicembre 2008 23:10
La casa dei Gattesco da Narni
Sabato 07 Luglio 2007 09:54
paolo
Il fabbricato contrassegnato al n. 25 di via Borgo Eniano, adiacente al nucleo edilizio del Borgo Veneziano, denuncia l'epoca di fine quindicesimo secolo e per tale struttura trova riferimento tipologico importante nello stesso centro storico.
Si estende per una lunghezza di mt. 33 e presenta l'altezza di mt. 8,30, poggiando su un piano rialzato. La parte superiore presenta nove finestre un po' più piccole delle otto sottostanti le quali sono contornate di pietra lavorata, cosi come la porta, fronte strada. A questa corrisponde, fronte giardino, pure l'unica porta centrale con scalinata e col ripetuto soprastante stemma. Posteriore appare l'aggiunta sulla parte destra della facciata, rimaneggiata alla fine del secolo scorso.
Nell'interno, di determinante interesse, è risultato lo studio dello stemma affrescato sulla cappa del camino rinascimentale: raffigura un gatto bianco rampante e una spada con impugnatura che l'attraversa, su fondo rosso. Esso trova riscontro nel sigillo usato da Antoniolo da Narni nel testamento da lui fatto in Montagnana il l0 febbraio 1497.
Non esistono dubbi che si tratta del medesimo casato del condottiero Erasmo da Narni (Gattamelata) che fin dagli anni quaranta aveva qui ottenuto case e terreni, mentre la moglie Jacopa da Leonessa aveva stabile dimora, con brolo e cortile, in contrà Platea a Foro, prospiciente la piazza. Donna di grande fascino e cultura Jacopa fu particolarmente legata alla nipote Caterina e quando nel 1466 morì lasciò ad essa metà di tutti i beni. Caterina, figlia naturale di Gianantonio unico figlio maschio di Erasmo e altrettanto famoso col soprannome di Gattolin Melato, moriva appena trentenne nel 1491 ed è la prima della famiglia Gatteschi.
Anche il già ricordato Antoniolo da Narni, cugino di Caterina, forse in ossequio alla grande ava Jacopa, prendeva il nome di Gattesco, dando inizio al casato, quale ramo cadetto del Gattamelata ( ciò evidenziato dalla traversale nello stemma). I Gatteschi furono uomini illustri: Abrà, rettore della città di Bologna, Giovanni prefetto di Grosseto, Pistoletto governatore di Tornai, Vincenzo e Cosimo poeti. Ampia e profonda documentazione viene fornita dall'abate Storni, di cui si avvalse nel secolo scorso anche il Foratti nella sua Storia. L 'albero genealogico dei Gatteschi è conservato presso l'Archivio Arcipretale di Montagnana.
Antonio Borin
Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Dicembre 2008 23:05
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